PROGETTI

Mad for Science: imparare facendo

C’è un momento, nella vita di una scuola, in cui il laboratorio smette di essere un’aula attrezzata e diventa uno spazio di possibilità. È quello che accade quando si partecipa a Mad for Science, il progetto nazionale promosso da Fondazione Diasorin ETS che negli ultimi anni ha coinvolto quasi 800 scuole italiane, rinnovando 19 laboratori e attivando centinaia di collaborazioni con enti di ricerca.

Quest’anno il percorso raggiunge una tappa importante: la decima edizione. Dieci anni di progetti, di idee trasformate in esperienze concrete, di studenti che hanno imparato a misurarsi con il metodo scientifico non come formula astratta ma come pratica quotidiana. Un traguardo simbolico, certo, ma anche la testimonianza tangibile di una continuità educativa che ha messo radici nelle scuole e nel territorio, e che ha visto 1,5 milioni di euro di investimenti da parte della Fondazione Diasorin ETS in laboratori e formazione.

Eppure, il valore di Mad for Science non si esaurisce nei numeri – pur significativi – ma si misura in tutto ciò che accade prima ancora di vincere. Partecipare significa mettere studenti e docenti davanti a una domanda vera, non ad un esercizio. Significa chiedersi, ad esempio, come la ricerca biotecnologica possa contribuire alla salute delle persone o alla tutela dell’ambiente. È la costruzione di un percorso sperimentale con metodo, con dubbi, con revisioni. In fondo è questo il cuore della scienza: non la risposta immediata, ma il processo che porta a formularla.

Per gli studenti è un cambio di prospettiva. Il laboratorio non è più il luogo in cui si replica ciò che è già scritto sul libro. È il luogo in cui si prova, si sbaglia e si riprova. Alcuni scoprono talenti inattesi; altri comprendono quanto sia complesso ogni passaggio della ricerca. Tutti, però, fanno un’esperienza concreta di metodo scientifico.  Imparare come funziona la scienza – oggi più che mai – significa acquisire strumenti per leggere il mondo con spirito critico, distinguere dati da opinioni, fatti da emozioni. È un allenamento silenzioso e continuo alla cittadinanza scientifica.

Per i docenti il progetto rappresenta un’esperienza di formazione continua. Lavorare con enti di ricerca, confrontarsi con nuove tecniche di biologia molecolare, ripensare la didattica in chiave laboratoriale e seguire i corsi di formazione che la Fondazione Diasorin mette a disposizione richiede impegno e perseveranza. Si tratta di un percorso formativo che genera crescita professionale e nuove reti di collaborazione. Infatti, molte scuole inseriscono l’esperienza nel PTOF, rendendola parte stabile del proprio percorso formativo.

E poi c’è la scuola, come istituzione. Un laboratorio aggiornato, all’avanguardia, non è solo un premio. È un investimento strategico. Significa maggiore attrattività sul territorio, possibilità di attivare nuovi indirizzi, rafforzare i PCTO, offrire agli studenti occasioni di orientamento più consapevoli verso le carriere STEM. Significa, in un certo senso, rafforzare la capacità di innovazione dell’istituto.

Dieci edizioni raccontano questo: una comunità che cresce, una cultura scientifica che si consolida, un’alleanza tra scuola e ricerca che si rafforza nel tempo. Perché quando la scienza entra in laboratorio – e non resta confinata nei capitoli di un libro di testo – cambia il modo di insegnare. E cambia, soprattutto, il modo di apprendere.
 

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