Come ogni anno, il 1° dicembre torna la Giornata mondiale contro l’AIDS, una ricorrenza che esiste dal 1988 e che nacque per iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di UNAIDS (il Programma congiunto delle Nazioni Unite su HIV/AIDS), quando l’epidemia era al centro delle preoccupazioni di tutto il pianeta. L’intento era quello di offrire uno spazio condiviso in cui tornare a guardare all’HIV per ciò che è stato e continua a essere: non soltanto un virus che si trasmette, ma una vicenda capace di cambiare comunità, modi di parlare e persino decisioni politiche.
Ogni anno la ricorrenza cambia sfumatura, e il tema del 2025 – “Overcoming disruption, transforming the AIDS response” – sembra quasi parlare alle contraddizioni del presente. Abbiamo terapie efficaci, diagnosi rapide, strumenti di prevenzione che un tempo sarebbero sembrati impensabili. Eppure, basta poco perché il sistema si inceppi: servizi sanitari fragili, risorse che diminuiscono, disuguaglianze che si accentuano. Il messaggio è che la risposta all’AIDS non può permettersi pause, né può ignorare il contesto sociale in cui la scienza opera. È un invito a non dare per scontati i progressi, a ricostruire dove qualcosa si incrina.
Portare questo discorso nelle scuole è essenziale, perché i ragazzi incontrano l’HIV soprattutto attraverso il sentito dire, spesso confuso o superato. Parlarne in classe significa offrire un linguaggio chiaro, spiegare come e quando il virus si trasmette, ma anche mostrare quanta storia ci sia dietro: l’attivismo che ha spinto la ricerca, lo stigma che ha isolato intere generazioni, la forza delle comunità che hanno cambiato il corso della malattia quanto i laboratori.
Per questo la Fondazione Diasorin vi invita, in occasione di questa Giornata internazionale, a consultare la registrazione del webinar “Il doppio volto di HIV da virus temuto a strumento di cura” tenuto da Annamaria Zaccheddu, responsabile della comunicazione scientifica della Fondazione Telethon. È un materiale ricco, che integra scienza e narrazione: dai primi anni dell’epidemia alle terapie combinate, fino ai vettori derivati dall’HIV che oggi vengono usati nella terapia genica. E accanto ai dati c’è tutto ciò che spesso nelle lezioni manca: riferimenti a film, libri, storie personali e passaggi della cultura pop che hanno contribuito a cambiare il modo in cui si parla di questa malattia.
Invitiamo docenti e educatori a scaricare la registrazione e la presentazione: sono risorse che uniscono rigore scientifico e materiali utili per un lavoro in classe più inclusivo e capace di aprire discussioni autentiche. Un’opportunità per far sì che il 1° dicembre non resti solo una data sul calendario, ma diventi un’occasione per imparare qualcosa che riguarda tutti.